Dopo le tranche dalla A alla C e dalla D alla H, continua la nostra panoramica su tutte le categorie di scagnozzi.
Incroci di altre categorie: È tipico dei supermalvagi a corto di fantasia incominciare a incrociare le altre categorie per ottenere sgherri sempre più pericolosi. Ma niente paura, sommando le caratteristiche delle singole categorie si sommeranno anche i punti deboli. Un roboninjasauro fantasma placcato oro praticamente non sta in piedi da solo.
Jockers: Bande di pagliacci indemoniati. Ostentano artigli affilati e lunghi dentoni sanguinanti, ma a parte la gengivite cronica non hanno doti particolari: dovete solo conservare il sangue freddo e poi suonargliele di santa ragione. Non essere lettori di Stephen King aiuta.
Killer senz’anima: Gente che per mestiere uccide altra gente. Niente trucchi, qui: fate ricorso ai vostri devastanti poteri senza esitazioni e assicuratevi che conoscano la vostra ira.
Legali: comuni avvocati. Niente può sgominarli, a parte altri avvocati.
Metallari: Capelloni, puzzolenti di birra, occasionalmente dediti al satanismo. Non sono realmente scagnozzi di nessuno, ma molti supereroi fingono di aver capito male per poterli sgominare un po’.
Ninja: Come i jeans e il tacco a spillo, i ninja sono eleganti e non passano mai di moda. Maestri dell’agguato e del sotterfugio, portano sempre il viso coperto: un ninja che non porta la maschera è per forza di cose un ninja buono[1].
Quando si ha a che fare con un gruppo di ninja vige questa semplice regola: la potenza di ciascun ninja è inversamente proporzionale al numero di ninja che compongono il gruppo. Quindi in caso di gruppo molto numeroso i ninja avranno un potenza bassisima, fino al caso estremo dei ninja infiniti, che hanno funzione prettamente scenica: voi agitate mani e piedi a casaccio e loro si occuperanno di farsi trovare sulla traiettoria. Colpitene cento e poi proseguite per la vostra strada.
Al contrario, se il numero è basso, o ancora peggio se il ninja è solo, si tratta sicuramente di un temibile avversario. Peggio di un solo ninja c’è soltanto nessun ninja, ovvero un ninja così abile da non esserci: l’unico indizio della sua presenza è la scia di morte che si lascia alle spalle.
[1] Meglio ancora se è una tartaruga, un topo o un coniglio.
Dopo la prima tranche, dalla A alla C, continua la panoramica su tutti i tipi di scagnozzi dalla A alla Z
Dinosauri: a discapito di quanto potrebbe suggerire il buonsenso, i dinosauri non diventano mai antiquati. Per vostra fortuna si è diffusa l’abitudine di clonare solo dinosauri femmine per evitare che si riproducano e sfuggano al controllo. Voi lasciate un po’ le ragazze da sole, e tempo dieci minuti incominceranno a sgominarsi tra loro per qualche motivo futile e che non dovrà realmente interessarvi.
Esoscheletri/Enormi robot: alti trenta piedi, pesantemente corazzati e armati, sono virtualmente inarrestabili. Ma che abbiano o meno un pilota all’interno, il trucco è sempre lo stesso: ogni modello ha dei cavetti scoperti alla base della nuca e un grave difetto alle articolazioni delle braccia che gli impedisce di portarsi le mani dietro la testa. Quindi non dovete far altro che saltargli dietro le spalle, trovare i cavetti, tirarli e essere pronti a saltare quando viene giù.
Fantasmi: anime dei morti imprigionate nel nostro mondo. Cercheranno di portarvi alla pazzia chiamandovi per nome, assumendo la forma di amici e parenti, trasportendovi avanti e indietro nel tempo per mostrarvi pallosissime cene di Natale e altre ricorrenze. Voi chiudete gli occhi e tirate dritto.
Golem: statue animate costruite in costosi materiali poco adatti alla guerra come oro, ceramica o vetro . L’idea è meno stupida di quanto sembri, però: dopo aver sgominato un’armata di cento golem di vetro, dovrete passare tanto di quel tempo a raccogliere le schegge dal pavimento che il vostro nemico avrò tutto il tempo per portarsi avanti con i suoi piani nefasti.
Hyperboreani: una razza dimenticata di formidabili guerrieri. Sono tutti morti, ma hanno combattuto così valorosamente che nessuno osa toglier loro la lettera H.
Gli scagnozzi (detti anche tirapiedi, sgherri, scalzacani, schiavi o portaborse) sono il lavoro d’ufficio dei supereroi, le pile di scartoffie tra cui sarete costretti a barcamenarvi giorno per giorno. Cominciamo una breve descrizione delle tipologie più frequenti di scagnozzi ordinati dalla A alla Z, con tanti utili consigli su come sgominarli.
Automi senza volto: robot a basso costo, costruiti in gran quantità, con materiali scadenti. Marciano in schiere ordinate e noiose. A volte hanno dei numeri colorati dipinti sul torace, ma la noia resta uguale. Per sgominarli vi basta una spranga di metallo e olio di gomito.
Balordi: Quando il supermalvagio non ha tempo da dedicare alla scelta dei suoi scagnozzi, vi manda contro i balordi[1]. Ce ne sono di tre tipi:
Semplici: di preferenza bazzicano metropolitane, strade di periferia e stabilimenti balneari d’inverno, ma su richiesta del loro padrone vi verranno a cercare fin dentro casa[2]. Sono armati di coltelli e catene, e ogni dieci uno ha una sega elettrica. Vi toccherà disfarvene senza uno sfoggio particolare dei vostri poteri, perchè non meritano di più. Potete fare eccezione se il loro padrone vi ha fatto arrabbiare sul serio e volete farglielo sapere: in questo caso sentitevi autorizzati a incenerire i balordi a dozzine, come insetti.
Avanzati: sono più grossi, conoscono le arti marziali e hanno delle motociclette (ma sono balordi uguale). Gridano e strepitano e sbavano come cani rabbiosi e spaccano a terra bottiglie di birra; voi non perdete la concentrazione e aspettate che partano alla carica sulle loro moto: a questo punto basterà afferrare una catena, e il balordo preferirà essere disarcionato piuttosto che mollarla: affrettatevi a rubargli la motocicletta e il gioco è fatto.
Griffati: l’ultima novità in fatto di balordi, sono vestiti con marche di tendenza, hanno il crestino, la frangia emo e i pantaloni a vita bassa. Da qualche anno vicoli bui e vagoni della metro ne sono invasi. Raramente vi minacceranno, molti non proveranno neanche a rubarvi l’Ipod. Piuttosto vi mostreranno il loro, che ha dieci volte più Giga di memoria, e vi faranno sentire dei pezzenti. Con questi non mostrate nessuna pietà.
Cavalieri neri: Violenti soldati medioevali in spaventose armature dalle punte aguzze che montano cavalli neri in spaventose bardature dalle punte aguzze. Spesso immortali, armati di spade dentate o pesantissime asce, amano parlare a bassa voce e impalare i nemici. La tecnica per sgominarli varia a seconda della stagione: d’inverno attirateli su un lago ghiacciato dalla superficie troppo sottile; in primavera fateli travolgere da un fiume in piena; d’estate fateli correre finchè i cavalli non stramazzano; in autunno portateli a una festa di Halloween, lasciate che si ingozzino di dolcetti e poi procedete con gli scherzetti.
[1] Se ne deduce che il malvagio che vi manda contro dei banali scagnozzi è quello da temere di più, perché sa che tanto non è qui fallirete, e quindi si sta già occupando della fase finale del piano.
[2] E metteranno le mani nel vostro frigorifero senza chiedere il permesso.

Ed eccolo qua, Jim, a un quarto di secolo dal primo Terminator, pronto a consegnarci Avatar, il suo nuovo – e si presume spettacolare – film. E finalmente avremo la risposta all’ormai decennale domanda: Ma ci sono forze sovrannaturali che tramano per impedire di fare bei film di fantascienza, o è solo colpa di registi e produttori? Perchè se fallisce anche James Cameron, a chi ci dobbiamo rivolgere?
Intanto consoliamoci: l’attesa è finita. Tra il 16 e il 18 dicembre Avatar uscirà in tutto il mondo. Con l’eccezione di quegli sfigati degli argentini che se lo potranno guardare dal 1 gennaio. Ah, e con l’eccezione di noi italiani, ovviamente. Per citare la pagina di Wikipedia, “l’Italia, dove uscirà il 15 gennaio 2010, sarà l’ultimo Paese al mondo in cui sarà pubblicato”.
Verrebbe da dare la colpa ai comunisti, ai terroristi o ai doppiatori, ma la spiegazione è un’altra: Avatar richiede una sala 3D, e a Natale le sale 3D devono esssere tutte impegnate ad esaltare la potenza visiva dei cinepanettoni, che vendono sicuro e durano poco permettendo di fare quattro spettacoli. Siamo evidentente un paese pragmatico, che mira ai profitti, e i risultati si vedono.
È di tre giorni fa la prima foto ufficiale della nuova squadra, che sarà protagonista del film previsto per il 2010. E anche in Italia una nuova generazione si prepara a scoprire l’A-Team, e a restare delusa quando scoprirà che il film non racconta le peripezie di un gestore di telefonia mobile.

Secondo wikipedia, il film dell’A-Team è in lavorazione da metà anni novanta, e ha visto avvicendarsi diversi sceneggiatori e concept, è stato sospeso e ripensato più volte. Tanta preparazione dovrebbe portare a un buon prodotto, e ciononostante resta il sospetto che sarà l’ennesima porcata.
Per saperne di più, pensate all’ovvio: ovviamente c’è la conversione da Vietnam a Guerra del Golfo (al cinema ormai sono la stessa guerra), ovviamente c’è la conversione da rude stilosità anni ‘70 a fighetteria d’accatto anni ‘90/’00, ovviamente c’è Liam Neeson nella parte di Hannibal (d’accordo, questo è meno ovvio).
Si potrebbe sperare che almeno faccia ridere, ma la storia ci insegna che i remake delle serie più brillanti sono sempre una gran palla, mentre i remake delle serie più noiose per qualche ragione un pochino brillanti riescono a farli. Nel dubbio, riguardiamoci la sigla spagnola dell’Equipo A.
Una volta trovata la fortezza del nemico, dovete escogitare un piano per entrare. Sebbene la fortezza appaia ai vostri occhi misteriosa e impenetrabile, non scoraggiatevi: di tutta la vostra carriera di supereroe, questa fase di intrufolamento è una delle più codificate.
Come prima cosa, evitate le novità ipertecnologiche come zainetti jet, talpe meccaniche monoposto o cyberdelfini controllati telepaticamente. Questo genere di cose finisce sempre con uno scontro a fuoco (a meno che non siate da soli: in quel caso riuscireste quasi a raggiungere il vostro obbiettivo prima di essere beccati – ma trattandosi dell’attacco finale alla fortezza del nemico, si spera vivamente che abbiate avuto il buon senso di venirci in tanti). Non c’è niente di male nello scontro a fuoco in sé e per sé, ma ripetiamolo – stavolta vogliamo intrufolarci, non assediare. Non importa che qualche generale mascelluto si spertichi in lodi del suo nuovo ritrovato bellico, voi rispondetegli inflessibili che le soluzioni classiche sono sempre le migliori e optate per una di queste tre.
1. Se non avete proprio tempo o voglia di starci a ragionare, fate come tutti e strisciate nei condotti d’aereazione: nelle fortezze oscure non sono mai troppo stretti. Ci sarà il momento in cui il condotto farà una curva verso il basso e diventerà scivoloso, probabilmente dovrete bloccare una ventolona (1) con una spranga di metallo, e forse ci saranno delle fiammate, ma intermittenti. Se siete molto sfortunati potreste trovare delle gigantesche lame a pendolo, ma almeno vuol dire che vi state avvicinando al centro.
1 bis. Un’antica variante di questa tecnica consiste nello sfruttare il passaggio segreto/arcane catacombe/dedalo di cunicoli che si diramano sotto la fortezza. Tutto molto giusto, ma se scegliete questa soluzione preparatevi a passarci ore e giorni mentre gli abitanti del sottosuolo vi costringono a completare ogni genere di noiosissima subquest.
2. Invece richiede un minimo di preparazione travestirvi da guardie. Dovete catturare due o tre guardie (funziona se siete in pochi) spogliarle e nasconderle (sotto avranno mutandoni a pallini e canotta della salute totalmente fuori abientazione, ma non potevano prevedere che proprio quel giorno sarebbero rimaste in mutande, no?). Indossate le loro uniformi, che non saranno della vostra taglia ma nessuno se ne accorgerà, e marciate dentro.
2bis. In caso di fortezze con un esercito ben organizzato, dovrete applicare la variante del prigioniero. Catturate guardie in numero pari ai membri del vostro gruppo meno uno, e mettete delle manette al prigioniero (2). Poi presentatevi alla porta inventandovi una balla del tipo: “Trasferimento prigioniero al reparto di detenzione AA-23″.
3. Queste soluzioni sono per i metodici, ovviamente. Se ve la sentite, optate sempre per la 3: fatevi catturare. Verrete condotti direttamente nel cuore della fortezza, dove potrete anche ascoltare una spiegazione del piano malvagio direttamente dalla bocca del vostro arcinemico. Dopo esservi fatti un’idea di quello che sta succedendo, non vi resta che trovare un modo di liberarvi che lasci tutti a bocca aperta (3).
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(1) Non sventolona, leggete bene!
(2) Senza chiuderle davvero.
(3) Se c’entra un lampadario, meglio ancora.
tra due catene non interrotte di monti, dov’è morto il cinema di fantascienza.

I Cinesi sono per antonomasia i maestri nella replicazione a buon mercato di qualsiasi tecnologia l’ingegnoso Occidente metta a punto. Ma stavolta l’hanno fatta davvero grossa.
Tutto è cominciato con il classico scopiazzamento: due scienziati americani della Purdue University (Indiana) dai nomi fin troppo adeguati alla situazione (Narimanov e Kildshev) avevano teorizzato un sistema di cilindri concentrici che creando un’intensissima forza di gravità avrebbero piegato lo spazio-tempo circostante a tal punto da catturare perfino la luce. L’idea sembrava buona, ma i due dopo averla pubblicata si sono distratti un minuto, e subito quelli dell’università di Nanchino si sono messi a costruire cilindri concentrici. Il risultato: il primo buco nero costruito in laboratorio.
Gli americani ci sono rimasti male, ovviamente, ma hanno fatto notare che i cilindri cinesi catturano solo frequenze di luce invisibile: quello cinese è tecnicamente un buco a microonde (il solito pezzotto) e per fare un vero buco nero ci vorranno anni. I cinesi non hanno battuto ciglio e hanno risposto che ci riusciranno entro la fine del 2009.
Poi sappiamo come vanno queste cose: se i ragazzi di Nanchino ce la facessero in tempo per le strenne, l’Occidente si ritroverebbe uno scadente fenomeno cosmico impacchettato sotto ogni albero di Natale. Io, personalmente, aspetto il buco degli Svizzeri, mi fido di più.
Verrà il giorno in cui le macchine decideranno che noi umani siamo troppo pericolosi per l’ambiente/per noi stessi/per il mood generale del pianeta e proveranno a sterminarci come insetti. Non sarà di sicuro un giorno piacevole, ma ci sono alcuni risvolti positivi in una rivolta delle macchine dei quali vale la pena parlare.
Vediamo i primi 1010:
01. Niente più radiosveglie.
10. Niente più problemi di parcheggio. Si sono volute ribellare, e adesso se lo trovano da sole.
11. Volevate staccare un po’ la spina? Bene, ora dovete farlo.
100. Avere il computer più lento di tutto l’ufficio d’un tratto è un assoluto privilegio.
101. Niente più cantautori scemi, finti rapper e boy-band. Gli altoparlanti per le strade diffonderanno solo e soltanto The Humans are Dead dei Flight of the Conchords.
110. Durante la grande marcia degli schermi al plasma, potrete finalmente mettere a punto i tanti anni passati a lanciare bicchieri nella TV durante Porta a Porta.
111. Uno di voi potrebbe essere un avanzatissimo modello di macchina mascherato da uomo. In questa veste sarà venerato come un Dio dalle altre macchine, ma gli toccherà portare a termine da solo il processo di riappacificazione tra uomini e robot, e forse morire nel tentativo.
1000. Uno di voi potrebbe essere il leader della resistenza, fare lo sbruffone alla radio e spedire gente nel passato a vivacizzarsi l’adolescenza.
1001. Uno di voi potrebbe essere l’eletto, vedere la matrice e indossare spolverini da favola. In questa veste sarà venerato come un Dio dagli altri uomini, e finirà per morire esattamente nello stesso modo che nel punto 111.
1010. Ma specialmente: niente più telefonate dei genitori che cominciano con frasi come: “Word non fa quello che gli dico”, “Mi si è cancellato Google” o “Come si fa un dvd?”.
Barack Obama è diventato il quarto Presidente degli Stati Uniti ad aver vinto il Nobel per la Pace, il solo ad averlo vinto nel primo anno di mandato. Il suo peso nella storia continua a crescere, e con esso cresce di importanza la domanda: “Chi è davvero Barack Obama?”. E specialmente: “È un nerd?”.
John Hodgman, autore e attore comico (il PC degli spot “Hi, I’m a Mac/And I’m a PC”), si è fatto carico di affrontare il problema. Il 19 giugno scorso durante la festa dei corrispondenti Radio e Tv, Hodgman ha rivolto la domanda direttamente ad Obama. Con ammirevole metodicità, Hodgman ha prima esposto ai presenti la sostanziale divisione dell’umanità tra “Nerds” (i nerd) e “Jocks” (i machi, gli atletici, i sicuri di sè), stabilendo che l’amministrazione Bush era senz’altro composta da Jocks. Ha invece identificato i primi presidenti come Nerd (e la Costituzione come le FAQ degli Stati Uniti). E infine ha posto ai presenti la domanda cruciale: è possibile che Obama sia il primo Presidente nerd dell’era moderna?
Le prove ci sono: collezionava fumetti da bambino, cita Star Trek, conosce il nome del padre di Superman, è appassionato di tecnologia. MA è stato visto fare dello sport. E non il bowling, la roba dura: il basket. E quindi Hodgman si domanda: “Il presidente è davvero nerd-core, o è solo una posa, falsa come quelle orecchie evidentemente prostetiche?”. E procede con una serie di domande per testare la cultura nerd di Obama, che da principio se la cava bene, sfoderando anche un perfetto saluto vulcaniano; poi le cose si complicano…
L’intero video dello scontro Hodgman-Obama è QUI. Purtroppo non è sottotitolato e i primi minuti sono un po’ off-topic, ma quando attacca è di grande soddisfazione.
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